IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CAPO COLONNA – STATO DI ABBANDONO E DEGRADO

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Capo Colonna: la Terra, il Sacro, il mare… e l’abbandono

Con la BTK inizia il nostro Tour tra le bellezze della Città. In occasione della nuova edizione della BTK, la Borsa capocolonna parco1Turistica Krotoniatide, in programma fino al 26 ottobre, CROTONEWS vuole mostrarvi le reali condizioni in cui versano i luoghi e le strutture che dovrebbero essere promosse e vendute ai Tour Operator di tutto il mondo. La prima tappa la facciamo al Parco archeologico di Capo colonna, un luogo profondamente radicato nella cultura crotonese ma che ancora oggi non riesce a vivere quello sviluppo turistico – culturale che potrebbe dare un sensibile contributo alla rinascita dell’intero territorio, anche in termini economici e occupazionali. Il Parco, che si estende per 40 ettari di macchia mediterranea nel cuore dell’area marina protetta “Capo Rizzuto”, appare oggi in uno stato di abbandono che lascia veramente l’amaro in bocca. Una volta varcato il cancello di ingresso di quello che dovrebbe riprodurre l’antico giardino di Hera, ci si può rendere conto di come l’intera area sia diventata in realtà una piccola foresta, con piante che crescono l’una sulle altre, tra cattivi odori e qualche cane randagio che sollazza placidamente sotto i raggi del sole. Dopo aver percorso la Strada Sacra si arriva poi nella vera area archeologica, e anche qui lo stato delle cose è veramente pessimo, a cominciare dalle passerelle di legno che dovrebbero rappresentare un ideale percorso tra le antichità.

capocolonna parco2Molte delle corde di protezione degli scavi sono state strappate via e la maggior parte delle aste di legno sono divelte o addirittura bruciate, rappresentando un pericolo per i malcapitati turisti. A ciò si aggiungono l’erba alta e i pannelli esplicativi, mal posizionati e poco leggibili, che lasciano il turista spaesato e senza un minimo di informazione sui luoghi che dovrebbero ammirare. La situazione non migliora sicuramente all’interno del Museo Archeologico, che oggi appare come una cattedrale nel deserto, protettrice solitaria degli innumerevoli tesori che custodisce. Inaugurato nel lontano 2002, la struttura sarebbe dovuta diventare un innovativo polo culturale per l’intero territorio, essendo dotato infatti di un bellissimo anfiteatro, cyber-cafè, giardino interno e un’ala dedicata alle mostre temporanee e alle covention. Dopo un inizio incerto, caratterizzato solo da sporadiche aperture al pubblico, nell’estate del 2007 il Museo vide finalmente l’avvio delle attività, grazie al lavoro della Fondazione Odyssea, che in seguito ad un accordo siglato tra Provincia di Crotone, Soprintendenza per i beni Archeologici della Calabria e Direzione Regionale per i Beni Culturali e del Paesaggio della Calabria, iniziò a gestire i servizi aggiuntivi quali bookshop, visite guidate e didattiche, garantendo un valido contributo al progetto sinergico di valorizzazione dei luoghi e delle professioni, dando anche lavoro a giovani diplomati e laureati del territorio.

Ma si sa che a Crotone quando una cosa comincia a funzionare crea disappunto e gelosie, sfociando in inutili battaglie di protagonismo e giochi di palazzo, Allo scadere dei dodici mesi previsti nell’accordo iniziale infatti, le parti interessate avrebbero dovuto pubblicare un bando di gestione oppure rinnovare l’accordo con la stessa Fondazione Odyssea. Ma grazie al lavoro di manovratori occulti che soprattutto a Crotone si prodigano alacremente per curare gli interessi di pochi, e sempre gli stessi, tutto viene bloccato. Capo Colonna rappresenta ancora uno dei punti chiave da usare solo in sede di campagna elettorale e strumento utile per far arrivare finanziamenti a pioggia che poi stranamente non bastano mai per completare un progetto di sviluppo dell’area. Così da luglio del 2008 nessun bando o accordo viene stipulato e il personale della Fondazione deve lasciare il museo, che ritorna nella desolazione più completa. Da allora e fino ad oggi il nulla più completo. Oggi i Turisti che si avventurano fino a qui trovano solo i custodi della Soprintendenza che dopo aver dato il buongiorno vanno nel panico totale se si accorgono che qualcuno parla inglese o francese o se gli si chiede loro di visite guidate e brochure informative. Se poi vengono fatte domande sui reperti esposti allora l’imbarazzo regna sovrano tra le sale del museo. Negli ultimi mesi sono stati annunciati ulteriori fondi per effettuare nuovi scavi all’interno dell’area archeologica e rafforzare il sistema di accesso all’intera area, ma la cosa che più sciocca è la totale indifferenza per quello che già esiste. Non ci vuole certo un incontro dei massimi esponenti mondiali per poter dare in gestione almeno i servizi del museo e del parco. Sono decine e decine i giovani professionisti qualificati che potrebbero lavorare all’interno dell’area, giovani laureati che devono accontentarsi di lavorare nei vari call-center oppure fare la valigia e partire in cerca di migliore fortuna.

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